IL PEGNO

Speravo di non dovere mai più riprendere articoli sul Banco dei Pegni che come tutti sanno, è sempre stata l’ultima spiaggia delle famiglie in grave difficoltà economica che chiedono un prestito a fronte di una garanzia data in oggetti preziosi quali: oro, gioielli ed altre cose ancora ovviamente di un certo valore. Questo risveglio, in questi ultimi tempi, è dovuto essenzialmente alle ricadute economiche e sociali dovute alla pandemia che ha colpito tutti e che con le chiusure di molte attività ha prodotto aumento della disoccupazione, cassa integrazione, provocando quindi una forte caduta del potere di acquisto dei cittadini e delle famiglie. L’impoverimento complessivo della nostra società ha fatto sì che anche redditi residuali e marginali atti alla sopravvivenza di molte persone venissero spazzati via e con ciò anche la possibilità di pagare non solo un affitto di casa ma anche una semplice bolletta di un qualsiasi servizio fondamentale quale acqua, luce, gas ecc. Ed ecco il  perchè per molte famiglie, come abbiamo anche saputo dalle cronache giornalistiche, la necessità di reperire fondi alla bisogna. Si rispolvera quindi per chi non ha redditi o risparmi la modalità di ricorrere a prestiti su pegno, antichissima forma di finanziamento che si perde nella notte dei secoli.                                                    Come  funziona  il credito su pegno. E’una forma di finanziamentoche può essere concessa sia da istituti finanziariche dalle banche e generalmente sono prestiti di basso importo, come già detto garantiti da un bene dato in pegno. La procedura è rapida, senza troppi passaggi burocratici e può esser attuata anche per cittadini che sono già stati protestati ed iscritti nei registri dei cattivi pagatori. Ciò è reso possibile poiché la garanzia della restituzione del prestito è nei fatti costituita dallo stesso pegno che si offre.  Il valore del bene dato in garanzia viene stimato da un perito dell’ istituto erogatore del prestito e sulla base di tale valutazione, viene concesso tale prestito, senza nessun’altra indaginepatrimoniale . Si tratta di una operazione che ha una procedura di istruttoria molto rapida. Naturalmente l’Istituto rilascia contestualmente al cliente una polizza, che deve essere conservata nella maniera più assoluta  e che indica la data dell’eventuale  riscatto che in genere è di 6 mesi, rinnovabili di altrettanto ed inoltre, questione assai rilevante, quanti sono gli interessida pagare ( mi raccomando fatevi dare il Taeg, che è l’interesse reale che si paga, poichè contiene tutte le voci di costo che vi sono addebitate ).                      Ma a queste procedure molto snelle, a cui si aggiunge la possibilità positiva di riottenere il bene impegnato, che a volte contiene ricordi assai belli, si riallacciano elementi non proprio positivi per i richiedenti, che sono fondamentalmente legati a due questioni: la prima è la valutazione del valore del pegno che è sempre assai bassa e la seconda questione  attiene agli interessi che si pagano sulla somma ricevuta e che deve essere restituita. Infatti tali interessi si situano a percentuali che possono arrivare sino al 15 – 16% . Alla luce di tutto ciò  possiamo estendere qualche  consiglio  per utilizzare questa pratica di acquisizione prestiti quali: non andate mai in un solo Istituto finanziario ma confrontate le proposte di due o più Istituti, mai fermarsi al primo incontro, ma  permettetevi una migliore valutazione tra varie offerte. Secondo conservate scrupolosamente la documentazione, serve sia per non essere raggirati e soprattutto per un eventuale riscatto del bene impegnato. Ed inoltre, non mi stancherò mai di ripeterlo simili operazioni non fatele fuori dei canali istituzionali pena di cadere nelle mani pericolosissime dell’usura. Si sappia inoltre che allo scadere della polizzail cittadino ha due alternative: può rientrare in possesso del bene restituendo la somma ricevuta in prestito o se il proprietario non riuscisse a riscattare il bene alla scadenza della polizza, la banca metterà all’asta l’oggetto (questo accade passati 30 giorni dalla scadenza della polizza). Se il bene viene venduto a un prezzo superiore alla somma dovuta alla banca la differenza, a norma di legge e regolamenti attuativi, viene versata o mantenuta per 5 anni all’ex proprietario. Un’eventualità, per la verità, molto ma molto remota. Queste alcune considerazioni e consigli accompagnate tuttavia da un augurio di non dovervi accedere, mai!